Spirit – Cavallo Selvaggio – Recensione

Titolo originale: Spirit – Stallion of the Cimmaron
Anno di uscita: 2002
Genere: animazione, avventura, drammatico, western
Regia: Kelly Asbury, Lorna Cook

Trama

Prodotto della casa Dreamworks Animation.
Il film narra la vita di Spirit, uno stallone mustag che vive nelle terre selvagge degli Stati Uniti occidentali del 1865, periodo di guerre tra gli statunitensi e i Nativi Americani.
Spirit, che fino a quel momento non aveva mai incontrato un essere umano, una sera si avvicina a un accampamento di cowboy, incuriosito dal fumo. Nonostante tutti i suoi sforzi per impedirlo, verrà catturato e portato via, e da quel momento farà di tutto per ritornare nella sua amata terra.

Recensione

Tre parole possono riassumere perfettamente questo film: amicizia, amore, libertà.
Potrà essere banale, ma il modo in cui viene raccontato non lo è affatto.
Amicizia: Spirit non ha avuto un piacevole primo incontro con gli umani. Verrà subito imprigionato, legato, e quando il Colonnello a capo del reggimento tenterà di domarlo (non riuscendoci) ordinerà ai suoi sottoposti di renderlo più mansueto togliendogli cibo e acqua per diversi giorni. Un giorno incontrerà Piccolo Fiume, un indiano catturato e portato al reggimento, ed insieme riusciranno a fuggire. Spirit però non potrà ancora tornare nella sua terra, in quanto verrà portato nel villaggio di Piccolo Fiume. Inizialmente non si fiderà affatto, visti i precedenti, ma col tempo si renderà conto che non tutti gli umani sono cattivi, e nascerà una profonda amicizia tra i due,così forte che Spirit dovrà riconsiderare quelle che ormai non sono più le certezze iniziali.

Amore: Nel villaggio indiano Spirit farà la conoscenza di Pioggia, la cavalla di Piccolo Fiume, dolce e paziente, per la quale si innamorerà. Fidandosi ciecamente di lei, Fiume lega i due cavalli insieme e li lascia liberi a girovagare per la prateria. La puledra mostra il villaggio a Spirit, incredulo alla vista di altri suoi simili che rimangono lì di loro spontanea volontà, lasciandosi cavalcare e disegnare simboli sul corpo. Col tempo si renderà conto che non tutti gli esseri umani sono crudeli. Spirit però vuole ancora tornare in quella che considera la sua vera casa, ma adesso è diverso, perché il suo cuore è diviso in due, e il suo sogno è quello di stare nella sua terra insieme alla sua amata Pioggia.

Libertà: Sicuramente il punto più importante, che percepiamo durante tutta la durata del film. Spirit, questo è il nome che viene dato al protagonista da Piccolo Fiume, perché si rende conto che un mustang come lui non si farà mai domare né cavalcare da nessuno (lo permetterà solo a Fiume stesso, per il rapporto speciale che si crea tra i due) e che il suo destino è la natura selvaggia, la sua vera essenza. Per sempre.

Una storia lineare ma intensa, che con semplici concetti ti lascia a delle profonde riflessioni. Si è scelto di non far parlare gli animali, lasciando che esprimessero le loro emozioni tramite pensiero (sentiamo solo quello di Spirit, che è anche la voce narrante) e soprattutto tramite le meravigliose musiche. La colonna sonora, gestita da Hans Zimmer e Bryan Adams nella versione originale e da Zucchero nella versione italiana, si rivela fondamentale e indispensabile per la buona riuscita della pellicola, accompagnando ed intensificando le scene principali e non solo.

Conclusione

Film consigliatissimo, da una persona che è stata toccata profondamente da questo film d’animazione.

Io ero là… e me lo ricordo. Mi ricordo il sole, e il cielo e il vento che mi chiamava per nome, al tempo in cui i cavalli selvaggi correvano liberi.

Spirit

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